E tu da che parte stai?

Nell’età contemporanea molti filosofi sostengono che la tecnica abbia assunto il ruolo che un tempo apparteneva alla religione o alla politica: dare ordine al mondo, stabilire priorità, orientare i comportamenti.

Nell’era del trionfo della tecnica siamo convinti che la scienza spieghi il mondo, che l’innovazione prometta un futuro migliore e che medicina ed ingegneria possano ridurre sofferenza e limiti umani.

Così gli "esperti" diventano le nuove autorità, i sacerdoti di un potere illimitato.

La tecnica moderna porta l’uomo a considerare ogni cosa come una risorsa disponibile, da sfruttare. Non guardiamo più gli esseri e gli oggetti per ciò che sono, ma per l’uso che possiamo farne.

La terra diventa materia prima (terre rare, petrolio, acqua), il lavoratore forza lavoro, il tempo produttività.

In questa razionalità totalizzante conviene stare dalla parte dei più forti? È ancora possibile assumere una posizione diversa?

Stare dalla parte dei più forti viene spesso presentato come una scelta razionale: aderire al potere, sostenere chi domina, collocarsi vicino a chi decide.

In apparenza offre protezione, vantaggi, sicurezza ma nella realtà significa soltanto consegnarsi a un sistema che usa gli individui finché risultano utili.

Il potere tende a premiare la fedeltà solo finché produce rendimento.

Chi si schiera non viene accolto come pari, ma classificato come funzione: collaboratore, esecutore, sostenitore, risorsa disponibile. Il valore personale non conta in sé; conta l’utilità contingente.

Quando questa utilità termina, il rapporto cambia immediatamente. Chi ieri era premiato oggi può essere ignorato, sostituito o sacrificato. Il meccanismo non ha riconoscenza, perché si fonda sull’efficienza e sulla convenienza, non sulla lealtà.

Per questo stare con i più forti non equivale necessariamente a essere forti. Spesso significa dipendere dalla forza altrui, vivere sotto protezione condizionata, accettare regole imposte da altri in cambio di benefici temporanei.

Il paradosso è che molti cercano sicurezza proprio nel luogo in cui sono più vulnerabili: dentro una struttura che li considera solo strumenti intercambiabili.

Essere dalla parte dei forti, quindi, può voler dire soltanto ottenere un rinvio del sacrificio. Finché servi resti dentro.

Una posizione autonoma è più difficile, rischiosa, ma conserva qualcosa che l’allineamento opportunistico tende a distruggere: la dignità di non essere proprietà di nessuno; perché chi si consegna ai più forti perde tutto.


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Pubblicato di

Alberto Filannino

Alberto Filannino

Esperto e formatore Intelligenza Artificiale e consulenza tecnologica